MIMed: atto secondo, sempre 2.0.

L’altro giorno, per una banale ricetta, sono stato dal mio medico. Un tipo che sembra sapere il fatto suo. Sembra, appunto, perchè non lo ha dimostrato ancora in modo convincente. Sta di fatto che quando s’è trovato a dover leggere una funzione del computer in inglese, le comiche. E meno male che non doveva parlare con me in inglese, ma al pc. Lì per lì, mi son detto…vabbeh, non è vecchio, ma alla fine è un medico….che gli serve sapere l’inglese….ma poco a poco, il pensiero è diventato: ma sto qui, con quel che guadagna, non sa nemmeno dire 3 frasi in inglese corretto?! Grrrrrr……

E così mi è tornata in mente una cosa troppo carina, che compie in questi giorni il 2° anno. L’anno scorso, quando il corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in lingua Inglese era agli esordi, già si era capito come i nuovi strumenti di comunicazione si potessero impiegare in modo creativo e al passo coi tempi per comunicare un ‘prodotto’ così complesso come solo un corso di laurea può essere. E non un corso tradizionale, ma un corso di medicina, in lingua straniera, fatto in un’università pubblica. Se poi ci si aggiunge la difficoltà di doverlo fare in un Paese, l’Italia, dove le nuove tecnologie sono spesso ancora viste in maniera diffidente dai molti signori del modo formativo (mi riferisco a quei vecchi e statici baronetti delle università italiane), l’impresa di riuscire, è davvero ardua. Ma è tutto vero.

Pare che chi si occupi della organizzazione del Corso di Medicina e Chirurgia in lingua Inglese, attivato all’interno dell’Humanitas di Rozzano (MI) – che per i meno informati è sede ufficiale dei corsi dell’Università degli Studi di Milano (www.unimi.it), la mitica Statale! – abbia capito come si parla ai più giovani, adeguando i suoi luoghi online ai tempi nostri…

Infatti non mancano il profilo Twitter, il canale Youtube (aggiornato con i video delle giornate di orientamento), una Fanpage su Facebook, oltre al sito dedicato (www.mimed.it) e molta attenzione alle richieste dei futuri medici.

In generale, ogni volta che vedo una campagna online di promozione/comunicazione costruita sui social media e supportata da attività tradizionali offline, penso che dietro ci sia qualcuno che ha pensato bene a come orchestrare il tutto. Ma quello che accade 9 volte su 10 è che dopo un’attenta analisi, è che ci si rende conto che non sono state seguite tute le attività, si è andati online poc convinti, non si sono ingaggiate vere relazioni con il proprio target. Spesso sci si trova quindi tanti bei loghi social sui siti e poca sostanza.

Quello di MIMed è invece un progetto davvero ben fatto, quell’1 su 10 che merita di dire: ecco come si fa! (eccheccacchio!) Qualcuno poteva spiegarlo a Red Ronnie e alla Moratti!!!

E per un Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia in lingua Inglese (che già di per sé suona come aria fresca, nuova, linfa vitale per il sistema universitario italiano!), in una struttura ospedaliera che a leggere i giornali sembra essere tra le migliori che abbiamo in Italia negli ultimi 15 anni…direi che non è poco.

Ma a meno che non siate medici in provetta, quel che più mi interessava segnalare è come si possa comunicare 2.0 anche realtà come queste, notoriamente ingessate in gabbie d’accademia della crusca…impolverate e logorate dagli anni di comunicazioni noiose e tutte uguali. Insomma, di solito, una palla colossale.

Largo ai giovani, largo ai social.

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