Spotted mania! La bacheca anonima del web

‘Gossip Girl’ vi dice qualcosa? A me poco…ricordo solo una striscia di promo in tv, su pay per view, ma non ho mai visto uno straccio di puntata. A quanto pare però, è un telefilm che va molto forte, soprattutto tra i più giovani.

Cosa più interessante, pare che la nuova social-moda venga in parte proprio da qui. Perchè la protagonista della serie, notando chi si inciucia e s’infratta nei meandri della scuola per poi riportarlo sul suo blog. Si tratta di Spotted!, traducibile con ‘beccato’ o ‘avvistato’…
in Italia, ma prima ancora negli States, sono nate vere e proprie community all’interno di Facebook, basate su questo meccanismo.

I creatori/amministratori della pagina (molto diffuse le pagine Spotted degli atenei) non fanno altro che ricevere e ripubblicare le segnalazioni che in privato vengono fatte dagli utenti. in questo modo si assicura l’anonimato della segnalazione, così come la pubblicazione visibile a tutti della propria segnalazione.

In USA le cose sono leggermente differenti, perchè l’utente viene reindirizzato a una pagina all’interno della quale può inserire il suo messaggio e nemmeno l’amministratore della pagina conosce il mittente. 

Ma il punto interessante per me, che mi diverto ad analizzare i trend in ambito social, è l’uso che la comunità online fa delle pagine spotted. Si perchè, se molti messaggi sono di segnalazioni di amori ‘sgamati’ (beccati) mentre venivano consumati, o di confessioni d’amore anonime, per l’appunto, moltissimi sono i messaggi che forti dell’anonimato, commentano l’abbigliamento di un professore/ssa, quello che dice, come si comporta… E lo stesso vale per i compagni.
Molti commenti sono pesanti, offensivi, altri sono geniali e consentono agli utenti di liberarsi del peso di qualcosa che non potrebbero dire apertamente, senza ferire qualcuno.

Ecco che le pagine spotted! diventano bacheche candide, di cui nessuno ha colpa, ma che raccontano le verità più nascoste, le peggiori che non vorresti mai vedere spiattellate su di te.
Un mezzo pericoloso, se usato per ferire (e in molti casi accade questo), ma altrettanto utile se usato per segnalare inefficienze, malcostumi o addirittura crimini, come il bullismo, che normalmente non vengono denunciati per la paura di ritorsioni.

In USA, dove il fenomeno è ben più diffuso, la polizia sta monitorando molte pagine, con l’obiettivo di evitare abusi. Alcune pagine infatti, pare siano già state chiuse per sicurezza, perchè il livello delle offese era arrivato a configurarsi come reato. In Italia, per ora ci ‘difendiamo’…con moltissime pagine spotted di atenei (pubblici o privati), di scuole superiori o circoli sportivi, che sono stracolme di avvistamenti, ma anche di cattiverie, sfoghi e rappresaglie personali.

Per questo il consiglio che mi sento di dare è quello di stare attenti a ciò che si scrive, perchè gli amministratori non fanno grande filtraggio di ciò che arriva. Il rischio è di farla fuori dal vaso e guadagnarsi dei guai seri.

Di contro, l’apertura di pagine ‘spotted’ (amministrate) in piccole comunità, come ad esempio a livello condominiale, di quartiere, addirittura comunali (per realtà più piccole) oppure, perchè no, aziendali (nel caso di grandi aziende) potrebbe essere una grande iniziativa. Già in passato le reti civiche hanno assolto questo compito, con buoni risultati, ma sono sempre state esterne, sterili, fini a loro stesse e poco impattanti sulla realtà locale, nonostante tutto.
Crearle su Facebook consentirebbe di rispettare la regola aurea per la creazione di una community: vai dove la gente è già, senza creare l’ennesimo luogo virtuale.

A titolo di esempio, segnalo alcune Spotted! pages qui. Chissà che non siano lo spunto creativo che vi manca per i vostri progetti futuri…

Roma, La Sapienza

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Politecnico Milano

Sui Bus di Dublino

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